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Le mostre a Firenze da visitare a Marzo 2026

Ecco le mostre da visitare a Firenze nel mese di Marzo 2026.

Le mostre sono disposte in ordine cronologico, dunque prima vengono indicate quelle di più recente chiusura.

 

Ultimo aggiornamento: venerdì 6 marzo 2026

 

 

 

Lucy Jochamowitz | Verso Casa/Altri Tentativi

📍 Fondazione Il Bisonte, Firenze

Dal 12 febbraio al 6 marzo 2026 | Sito

 

VERSO CASA / altri tentativi – 25×65,7cm acquaforte e acquatinta  2025

Il lavoro di Lucy Jochamowitz si colloca in una zona di confine tra pratica simbolica, memoria e costruzione di un immaginario archetipico.

Attraverso l’uso di figure iconiche condivise e universali, l’artista costituisce una sovrastruttura che distanzia ma inquadra un humus emotivo in cui scorgiamo temi come lo sradicamento, l’identità femminile, la presenza, l’abitare.

Come evidenziato da Simone Guaita nel testo critico che accompagna la mostra, il titolo “Verso Casa / altri tentativi” pone l’attenzione alla casa, che si presenta al centro di un anelito identitario, nucleo emotivo chiarissimo ma in un’idea di essa non come un’architettura funzionale ma uno spazio affettivo, deposito di immaginazione e di memoria.

I suoi lavori scandiscono una sintassi che riverbera una sorta di grafia mnemonica dell’artista, che disegna zone personali e intime di celebrazione e conservazione.

Informazioni per la visita

 

La mostra è visitabile dal lun. al ven. negli orari di apertura della Fondazione: 9.00-13:00 / 14:30-18:30

 


Gregorio Prestia. L’artista e i suoi mondi

📍 Museo Civico della Paglia, Signa | Sito

Dal 14 febbraio al 14 marzo 2026

 

Gregorio Prestia. Ritratto con artigiano

 

Con inaugurazione 14 febbraio, il Museo Civico della paglia di Signa ospita la mostra “Gregorio Prestia. L’artista e i suoi mondi. Viaggio attraverso la materia e le forme”, a cura di Serena Becagli, dedicata allo scultore calabrese Gregorio Prestia (Vibo Valentia 1901-1979).

Il titolo allude al viaggio compiuto da Prestia in Argentina – dove inizia gli studi all’Accademia e la frequentazione del mondo dell’arte – ma fa soprattutto riferimento ad un viaggio nel suo immaginario, tra le numerose opere in mostra.

Quello di Prestia è infatti il viaggio di chi non si pone una meta ma sperimenta un percorso: un viaggio tra i materiali – il marmo, la terracotta, il gesso, il legno – per esplorare temi diversi, dalle immagini sacre alle iconografie classiche fino al realismo dei ritratti e all’immaginario legato alla quotidianità e al mondo del lavoro.

Un viaggio costellato da una produzione ricchissima, dove la strada è segnata dall’urgenza dell’espressione e dalla ricerca di bellezza, dalla capacità di trasformare la materia grezza in figura, storia, sogno.

Leggendo i testi che raccontano la vita e le opere di Prestia si ha subito la descrizione di un bambino precoce che in mezzo alla distruzione di un terribile terremoto (quello del 1905) gioca con l’argilla e crea forme.

Viene da pensare alla forza di molti artisti di dare vita quando il mondo intorno sembra disfarsi, o di partire dalle proprie intime fragilità per costruire qualcosa che rimette insieme i pezzi di una storia nuova.

Al viaggio interiore compiuto attraverso le opere fa da contrappasso il forte radicamento dell’artista nel suo territorio.

La presenza di Gregorio Prestia nel territorio fiorentino è dovuta a motivi familiari e ad un legame con il Villaggio Scolastico Artigiano di Signa al quale lo scultore, condividendone la vocazione alla formazione e all’artigianato, donò una delle sue opere il cui bozzetto preparatorio è esposto nella mostra.

L’opera ritrae un artigiano che, a torso nudo e con atteggiamento fiero, sembra per un attimo fermare il suo lavoro per mettersi in posa, senza però staccare le mani dai suoi attrezzi e restando lì di fronte a noi, appoggiato all’incudine.

Al Museo della Paglia sono esposte inoltre opere inedite che appartengono alle collezioni della figlia e delle nipoti e che per la prima volta vengono mostrate al pubblico, con il loro carico di ricordi e affetti.

 


 

Bambine nell’Archivio degli Innocenti: 1900-1921

📍Museo degli Innocenti, Firenze | Sito

Dal 14 novembre 2025 al 15 marzo 2026

Il Museo degli Innocenti di Firenze

Si conclude con il focus espositivo “Bambine nell’Archivio degli Innocenti: 1900 – 1921” il progetto pilota dedicato alla tutela e valorizzazione dei segnali di riconoscimento appartenuti alle bambine accolte dall’Ospedale nei primi decenni del Novecento, realizzato dall’Istituto degli Innocenti in collaborazione con Calliope Arts Foundation.

L’esposizione presenta una selezione di oltre cento segnali di riconoscimento appartenuti alle bambine accolte nell’Ospedale degli Innocenti tra il 1900 e il 1921, insieme ai documenti che ne raccontano le vicende.

Attraverso un percorso che unisce oggetti, immagini e testimonianze, l’esposizione restituisce visibilità alle storie delle bambine accolte nel primo Novecento, offrendo al pubblico un’occasione di riflessione sulla memoria, sulla fragilità e sulla forza delle loro vite.

L’’Istituto degli Innocenti rinnova così il proprio impegno per la tutela della memoria e la valorizzazione del proprio patrimonio culturale, affermando al contempo la cultura dei diritti dell’infanzia e del sostegno alle madri in difficoltà tramite il Museo, inteso come luogo di ricerca, riflessione e dialogo tra passato e presente.

La mostra, prodotta in lingua italiana e in inglese, è accompagnata da una breve pubblicazione bilingue acquistabile presso il Bookshop del Museo che documenta il percorso di ricerca e di conservazione che è stato svolto, offrendo uno sguardo sulla condizione femminile nelle istituzioni assistenziali del Novecento.

 

Informazioni per la visita

Biglietto d’ingresso € 9 (non include le altre mostre in corso). Tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.00

 


 

Paola Adamo | Transiti

📍 Crumb Gallery, Firenze | Sito

Dal 14 febbraio al 18 marzo 2026 

 

The Other Side 2017 – Olio su tela 35×50 cm

 

Crumb Gallery inaugura la programmazione del 2026 con la mostra Transiti di Paola Adamo (inaugurazione il 14 febbraio).

L’artista presenta in quest’occasione una serie di dipinti a olio che, per la loro realizzazione, richiedono la pazienza e la precisione di una miniaturista.

Ma oltre alla perfezione tecnica, la sua pittura si distingue per la capacità di evocare, attraverso le immagini, una dimensione sospesa: una vita che c’è e allo stesso tempo non c’è, il ricordo vibrante di un viaggio in un tempo lontano eppure presente, forse mai compiuto ma profondamente interiorizzato.

Transiti è un viaggio per tappe, con fermate in stazioni dai nomi emblematici – Logos, Polemos, Humanity, Comfort Zone – luoghi che conducono nella memoria e generano un effetto straniante, quello di essere e non essere nello stesso momento.

Non a caso, come racconta l’artista a Rory Cappelli nel saggio introduttivo del catalogo (edizione Crumb Gallery, collana NoLines), il suo lavoro trae ispirazione dalle eterotopie di Michel Foucault, richiamate nelle costruzioni visive.

Partendo da un’indagine sui “non luoghi”, così come definiti dalla filosofia contemporanea, l’artista riflette sulla transitorietà degli spazi e delle condizioni sociali, politiche e culturali del nostro tempo.

Gli ambienti rappresentati, pur essendo connessi tra loro, sospendono, neutralizzano o ribaltano i rapporti che normalmente li definiscono, diventando strumenti di riflessione sulla condizione umana.

Gli spazi dipinti diventano un pretesto figurativo per affrontare temi centrali dell’attualità: l’immigrazione, la scienza, il futuro dell’umanità, il cambiamento e la condizione sociale. In questo contesto si inserisce anche il ciclo di opere dedicate alle stazioni ferroviarie e metropolitane.

La stazione, anche quando rappresentata in forma simbolica, diventa una zona di passaggio non solo fisico, ma concettuale, in cui entrare o uscire da una determinata visione del mondo.

 


Frida Kahlo | Emotion Exhibiont

📍Cattedrale dell’Immagine, Firenze| Sito

Dal 7 dicembre 2025 al 29 marzo 2026

Alla Cattedrale dell’Immagine è in corso Frida Kahlo – Emotion Exhibition, la mostra immersiva dedicata all’incredibile figura di Frida Kahlo.

Frida Kahlo – Emotion Exhibition è un’esperienza immersiva che permetterà ai visitatori di immergersi nel ricco e complesso universo dell’iconica artista messicana, attraverso la sua produzione artistica, la sua intensa vita personale e le idee che hanno reso il suo pensiero così attuale e rivoluzionario.

Durante la proiezione, le opere di Frida, insieme ai colori e alle atmosfere vibranti dell’America Latina, prendono forma sulle architetture della Sala Immersiva della Cattedrale dell’Immagine, trasformando la chiesa sconsacrata in un ambiente vivo e pulsante in cui arte, immaginazione e sensazioni si intrecciano.

I visitatori si muoveranno tra la multimedialità e il mondo fisico, passando dagli spazi onirici della Mirror Room e dell’imponente Sala Immersiva, per proseguire poi nello spazio educativo della Cripta, dove potranno cimentarsi nelle esperienze interattive che trovano il loro apice nella Frida Kahlo VR Experience, dove sarà possibile avventurarsi in un universo onirico popolato dall’arte di Frida grazie all’uso dei visori per la realtà virtuale.

La mostra andrà avanti fino al 29 marzo 2026 ed è prodotta dalla fiorentina Crossmedia Group con la collaborazione artistica di Pixel Shapes. Durata 35 minuti. mostre firenze

Informazioni per la visita

Dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19  (ultimo ingresso ore 18:00) Sabato e domenica dalle 10:00 alle 19.30  (ultimo ingresso ore 18:30)

Biglietti: Intero: 13 euro, Intero weekend: 15 euro, Ridotto: 11 euro


 

Belle Époque, tra eleganza e rivoluzione femminile

📍 Teatro della Pergola, Firenze | Sito web

Dall’8 marzo all’8 aprile 2026

Ph. Massimo Ferrari

Dall’8 marzo all’8 aprile, nella “Sala Oro” del Teatro della Pergola, si potranno vedere le creazioni del laboratorio di costumistica di Manifatture Digitali Cinema Prato – Fondazione Sistema Toscana, in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana

 L’inaugurazione si tiene domenica 8 marzo, alle 12.30, a ingresso libero.

Il laboratorio sartoriale di Manifatture Digitali Cinema Prato – Fondazione Sistema Toscana (i corsi sono stati diretti da Silvia Salvaggio), ha infatti ospitato, tra il 2025 e il 2026, nove corsi per la creazione dei costumi e decorazione del tessuto.

I costumi realizzati saranno dunque in esposizione nella “Sala Oro” del Teatro della Pergola di Firenze  nel corso dell’iniziativa dal titolo “Belle époque, tra eleganza e rivoluzione femminile”, a cura di Elena Bianchini e Luigi Formicola.

In mostra

All’alba del Novecento, nel cuore luminoso e inquieto della Belle Époque, la moda attraversa una trasformazione radicale.

Se il tardo Ottocento aveva imposto al corpo femminile l’architettura rigida di corsetti, sellini e sottostrutture costrittive, gli anni Dieci inaugurano una nuova grammatica della forma: non è più l’abito a dominare il corpo, ma il corpo a determinare la struttura dell’abito.

In questo clima di fervore artistico e tensione verso la modernità si colloca la presente mostra, che raccoglie dodici costumi interamente realizzati a mano, ispirati a un momento cruciale della cultura europea.

Sono anni segnati dall’orientalismo, dall’eco dei Ballets Russes, dal dialogo tra arti applicate e arti sceniche; anni in cui la moda diventa linguaggio simbolico, gesto teatrale, dichiarazione d’identità. Sono anche gli anni del fenomeno del nuovo divismo cinematografico, che in Italia ha visto le grandi protagoniste segnare la storia del cinema internazionale e che proprio a quel nuovo modo di vestire, libero e anticonformista, si ispiravano.

 

Informazioni per la visita

L’esposizione sarà visitabile in occasione di spettacoli, concerti e visite guidate al Teatro della Pergola: l’accesso è riservato ai possessori del relativo biglietto a partire da un’ora prima dell’evento.

In alternativa, è possibile prenotare visite gratuite dedicate scrivendo a pergola@teatrodellatoscana.it.


Oceani. David Doubilet

📍 Villa Bardini, Costa San Giorgio 2, Firenze | Sito

Dal 21 ottobre 2025 al 12 aprile 2026

Hook and Hardy Reef. Uno dei tratti più spettacolari della Grande Barriera Corallina australiana.

 

Tra le mostre a Firenze da non perdere c’è quella di Villa Bardini, che propone nell’incredibile contesto della Villa con vista su tutta la città gli scatti del fotografo subacqueo di fama mondiale David Doubilet.

Oltre 80 immagini che raccontano il mondo che vive sotto la superficie dell’acqua e ci ispirano a prenderci cura del nostro pianeta.

Si tratta della prima esposizione personale che celebra il lavoro del fotografo David Doubilet in Italia e della prima volta di National Geographic a Firenze. mostre firenze

David Doubilet, newyorkese di nascita, fotografo subacqueo di fama mondiale e ispirato dalla leggendaria figura di Jacques-Yves Cousteau, per oltre mezzo secolo ha percorso i mari di tutto il mondo documentandone la straordinaria bellezza, raggiungendo i luoghi più incontaminati e realizzando scatti che gli hanno permesso di diventare uno dei più apprezzati professionisti della fotografia naturalistica.

Autore di ben 74 servizi per National Geographic, per cui ha cominciato a lavorare nel 1971, e di 12 libri, vincitore di numerosi e prestigiosi premi fotografici, è tra l’altro l’inventore della tecnica dell’over/under, che permette di catturare simultaneamente ciò che accade sott’acqua e sopra la superficie. Oggi ha 79 anni e continua a solcare i mari.

 

In mostra a Firenze

In mostra sono esposte oltre 80 immagini che raccontano gli ecosistemi marini, oggi sottoposti a forti pressioni per via del cambiamento climatico e delle attività umane.

Insieme alla moglie Jennifer Hayes, biologa marina e a sua volta fotografa subacquea, David Doubilet è diventato un ambasciatore degli oceani e dell’importanza che la loro salute ha per il nostro benessere.

Undici le sale in cui sono esposte immagini iconiche scattate nei mari di tutto il mondo, dai Caraibi alle Filippine, dall’Indonesia all’Australia, fino all’Antartide. Le immagini in mostra insegnano a conoscere e amare il mondo che vive sotto la superficie dell’acqua e ispirano a prenderci cura del pianeta che abitiamo.

 

Informazioni per la visita

Orari 

Da martedì a domenica ore 10-19.30, lunedì chiuso. mostre firenze

Intero 10 euro; Ridotto 5 euro

La mostra è promossa da Fondazione CR Firenze e le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con National Geographic.

 


Common Time. Black History Month Florence 2026

📍 MAD Murate Art District, Firenze  | Sito

Dal 12 febbraio 2026 al 12 aprile 2026

Black Body, Ancient City

 

Per l’11ª edizione del Black History Month Florence, festival che promuove le culture afro-discendenti nel contesto italiano, MAD Murate Art District, presenta Common Time, un programma espositivo a cura di BHMF che riunisce tre mostre:

Black Body, Ancient City di T.J. Dedeaux-Norris, Triplet Consciousness di Heather Hart e William Demby. The Angel in the Death Cell, progetto di ricerca sviluppato da Black Archive Alliance.

Il progetto mette in relazione le ricerche di artisti e artiste Rome Prize Fellows con i materiali d’archivio dello scrittore William Demby, che visse e lavorò all’American Academy in Rome negli anni Cinquanta, attivando un dialogo che attraversa luoghi, generazioni e differenti livelli di memoria.

Roma e Firenze emergono così come poli interconnessi, legati da una storia comune di scambi culturali e da interrogativi condivisi su memoria, confinamento e trasformazione.

In questo contesto, la produzione artistica si configura come un processo situato e relazionale, capace di connettere esperienza individuale e dimensione collettiva

Le mostre realizzate da MAD Murate Art District in collaborazione con l’American Academy in Rome, con il sostegno di Regione Toscana – Bando ToscanaIncontemporanea 2025 – e il contributo di Fondazione CR Firenze.

 

Informazioni per la visita

Le mostre sono visitabili dal martedì al sabato dalle 14:30 alle 19:30.

Ingresso libero.

 


 

Dal Dodo al Chiurlottello | Gli uccelli estinti del Museo della Specola

📍 Museo della Specola, Via Romana 17, Firenze | Sito

4 ottobre 2025 – prorogata fino al 19 aprile 2026

 

Calco della testa di dodo del Museo di Oxford

 

La perdità di biodiversità non è un modo di dire. Si misura ad esempio nell’estinzione delle specie animali, le cui cause dirette o indirette sono sempre riconducibili all’uomo.

Nella classe degli uccelli sono oltre 130 le specie estinte in tempi storici: circa il 10% sono conservate oggi nel Museo La Specola del Sistema Museale dell’Ateneo (SMA) dell’Ateneo fiorentino.

Alcune di esse sono le protagoniste della mostra “Dal dodo al chiurlottello. Gli uccelli estinti del Museo La Specola”, a cura di Fausto Barbagli e Giuseppina Eva.

Una mostra che rende possibile osservare la colomba migratrice americana, che era la specie di uccelli più numerosa sulla Terra ma si estinse nel 1914 dopo un vero e proprio sterminio a opera dell’uomo.

Oppure l’alca impenne, il fregilupo, il Nestore di Norfolk, l’emù nero – piccolo struzzo che viveva in un’isoletta della Tasmania -, il chiurlottello – estintosi nel 2024 a causa della caccia e del prosciugamento delle paludi – e il calco della testa di dodo del Museo di Oxford.

Fra le cause dirette delle estinzioni si contano anche il traffico di animali vivi e l’introduzione di animali concorrenti; fra quelle indirette la distruzione delle foreste, l’inquinamento e i cambiamenti climatici. mostre firenze

 

Informazioni per la visita

La mostra è visitabile all’interno dell’esposizione permanente della Specola da martedì a domenica (ore 9-17 – ultimo ingresso ore 16).

 


Mario Strippini | Fotografia. Tracce fiorentine

📍 Trattoria 4 Leoni, Firenze 

19 febbraio – 19 aprile 2026

 

01c_Mario Strippini, a Bolsena da Franco Travisi, 1962. Stampa da negativo b/n, 42×30 cm

 

Con la mostra dedicata a Mario Strippini presso la Trattoria 4 Leoni, si chiude la rassegna Fotografia – Tracce Fiorentine che ha visto dal 7 marzo del 2025 avvicendarsi cinque personali di altrettanti fotografi, di generazioni diverse, legati a Firenze per nascita o formazione, a partire da Franco Cammarata, Lorenzo Bojola, Massimo D’Amato, Lapo Pecchioli e Gianluca Sgherri.

Il progetto – a cura della storica dell’arte e della fotografia Anna Maria Amonaci e organizzato dal titolare della trattoria, Stefano Di Puccio – ha posto l’accento su come l’espressione di un artista sia segnata profondamente dai luoghi della sua formazione.

Si è così ripreso il pensiero di Giorgio Vasari che, nelle Vite degli artisti, sottolineava le differenze stilistiche tra le scuole pittoriche italiane e come contesti diversi orientino in modo emblematico le scelte artistiche, sia in pittura allora che, oggi, analogamente, nella fotografia. Il titolo “Tracce” richiama proprio l’imprinting iniziale che un ambiente lascia sui suoi abitanti, plasmandone la percezione e la visione del mondo.

Mario Strippini. Nato a Firenze nel 1943, dopo il Magistero in grafica, fotografia e pubblicità all’Istituto d’Arte di Firenze (1963), frequentò l’Accademia di Belle Arti, dove fu significativo l’insegnamento di Primo Conti.

Tra i suoi docenti anche il giovane Carlo Del Bravo, la cui impostazione storico-umanistica lasciò un’impronta duratura nella sua visione. Iniziò la sua carriera nel 1968 aprendo un suo studio fotografico, condiviso fino al 1975 con l’amico fotografo Aldo Fallai.

Negli anni Ottanta, Strippini ideò importanti esposizioni presso la Galleria Vivita, in Borgo degli Albizi, tra gli spazi più significativi per l’arte contemporanea a Firenze in quel decennio. Nello stesso periodo fondò, insieme a Maria Teresa Faini, il marchio Dodo, che proponeva arredi in legno dipinto in dialogo con l’estetica Neo Pop, in sintonia con le esperienze milanesi di Studio Alchimia.

Durante la sua carriera, ha sperimentato vari stili, passando dalla fotografia documentaristica a scatti minimalisti e concettuali, soprattutto agli esordi, approdando negli anni Ottanta a un linguaggio pienamente postmoderno, cercando sempre di esplorare nuove forme espressive.

Nella mostra, dagli scatti degli anni ’60, fino ad altri più recenti, emerge una sintesi della ricerca artistica di Strippini: una fotografia sempre modernissima, capace di interrogare lo spazio e la forma.

 


Gusto Visivo: Fabrizio Michelucci

📍 Plaza Hotel Lucchesi, Firenze | Sito web

Dal 3 marzo al 6 maggio 2026

 

Il Plaza  Hotel Lucchesi ospita ‘Gusto Visivo’, un progetto che celebra l’incontro tra l’estetica  contemporanea e l’arte culinaria.

Protagonista di questo appuntamento è l’artista fiorentino  Fabrizio Michelucci con una mostra personale che indaga il tema della materia e della gentilezza attraverso la bellezza femminile.

L’esposizione, curata da Keep Art Firenze in collaborazione con la Lojelo Art Gallery, presenta una ricerca che si colloca nel confine dove la fisicità del corpo incontra la fragilità del  sentimento.

L’opera di Michelucci non si limita al semplice ritratto: sono “non finiti” carichi di una  forza interiore che sfida il pregiudizio.

Attraverso un rito di stratificazione materica — che vede  l’uso di gessi, carte, foglie, terre e cere — l’artista crea una tridimensionalità che invita al tatto,  dove il colore esplode in campiture che citano sia la contemporaneità che la tradizione. 

Le sue donne, avvolte in vestiti materici e sguardi consapevoli, diventano portavoce di un  messaggio ecologico e spirituale, un invito a riscoprire la bellezza dei piccoli sentimenti in un  “giardino segreto” fatto di scritte, versi e poesie che trasformano ogni tela in un viaggio  sensoriale tra estetica e introspezione.

Progetto speciale: domenica 15 marzo visita + brunch

Domenica 15 marzo ore12: Presentazione ufficiale dell’artista e visita guidata della mostra (ingresso libero)

​A seguire: Il racconto prosegue presso “Segno”, il ristorante del Plaza Hotel Lucchesi, con un Brunch a tema. Gli chef interpreteranno le suggestioni cromatiche e la matericità delle opere in un’esclusiva esperienza gastronomica (su prenotazione).

 

Informazioni per la visita

Ingresso libero.

 


Toulouse Lautrec.  Un viaggio nella Parigi della Belle Époque

📍Museo degli Innocenti, Piazza della Santissima Annunziata, Firenze | Sito

Dal 27 settembre 2025 al 22 febbraio prorogata al 7 giugno 2026

  una delle immagini di Toulouse Lautrec

Foto credits: © Henri de Toulouse-Lautrec Divan Japonais 1893 Litografia a colori, 80,8×60,8 cm Collezione Wolfgang Krohn; Amburgo, Germani

 

Tra le mostre da non perdere a Firenze c’è quella dedicata all’artista francese (1864-1901) che è stato una delle figure più significative dell’arte di fine XIX secolo.

La mostra su Toulouse Lautrec propone infatti oltre 170 opere provenienti da Amburgo e da Alby ma anche arredi, manufatti e materiali d’epoca, opere di altri grandi artisti coevi e molto altro.

Si tratta insomma di un vero e proprio viaggio nel tempo, nel cuore di Montmartre fin de siècle, tra i colori accesi dei manifesti e l’atmosfera frenetica dei caffè-concerto.

> Leggi l’articolo dedicato alla mostra di Firenze. 

 

Informazioni per la visita

Tutti i giorni 9.30-19.00 (la biglietteria chiude un’ora prima) Intero € 16,00 – Ridotto € 14,00 – Open € 18,00 (qui le singole specifiche di costi e gratuità)

Nel biglietto è inclusa l’audioguida per visitare il Museo degli Innocenti.

Con il patrocinio del Comune di Firenze, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia ancora una volta al fianco del Museo degli Innocenti, in collaborazione con Cristoforo, l’Ernst Barlach Museumsgesellschaft Hamburg e BridgeconsultingPro, è curata dal Dr. Jürgen Doppelstein e vede Gabriele Accornero come project manager della Collezione.

 

 


 

Astra Codex | Una mostra di arte tessile di Daniele Davitti

📍 Istituto de’ Bardi, Firenze

25 gennaio – 14 giugno 2026

Daniele Davitti © Martina Giachi

Da sempre impegnato nella tutela e nella promozione dell’artigianato artistico fiorentino, l’Istituto de’Bardi prosegue il proprio percorso dedicato alle eccellenze del “saper fare” ospitando Astra Codex, una mostra di arte tessile di Daniele Davitti, che unisce maestria tecnica, immaginazione e memoria storica.

L’esposizione, a cura di Lavinia Pini, si presenta come un affascinante compendio astrologico: dodici pannelli dedicati ai segni zodiacali, che non vengono rappresentati esclusivamente attraverso i loro simboli tradizionali, ma reinterpretati a partire da opere d’arte e dettagli architettonici presenti a Firenze,e così trasformati infigure antropomorfe di straordinaria forza visiva.

Ciascun pannello è interamente ricamato a mano con fili bianchi e dorati su tessuti d’epoca tinti in rosa antico dalle artigiane Valentina e Laura Fiorini del laboratorio Ratafià.

Perle di fiume, micro perle di vetro e cristalli esaltano la ricchezza dei dettagli. Davitti combina i punti caratteristici del suo stile–punto pieno, raso, cordoncino, nodi francesi–in composizioni minuziose che trasformano il tessuto in un vero medium narrativo e sensoriale.

Oltre ai dodici pannelli, il percorso espositivo dedica una sala al processo creativo: una selezione di disegni preparatori di Davitti permette di seguire l’evoluzione delle figure dall’idea al ricamo, mentre un video del making-of diretto da Lapo Quagli documenta il lavoro dell’artista e le tecniche impiegate nella realizzazione delle opere.

La serie nasce dall’interesse dell’artista per la tradizione astrologica e dal legame profondo tra Firenze e gli studi celesti: una storia secolare che unisce sapere, immagini e committenze illuminate.

I dodicisegni trovano corrispondenze in chiese, palazzi, ponti, musei e giardini della città.

Dalla meridiana solstiziale di San Miniato al Monte alla fontana del Nettuno dell’Ammannati; dalle volte affrescate ai gruppi scultorei, fino alle logge rinascimentali: Daniele Davitti rilegge e attualizza simboli storici, integrandoli nelle sue opere tessili contemporanee.

Durante tutta la durata della mostra, l’associazione culturale Città Nascosta, che promuove da oltre trent’anni la conoscenza del patrimonio artistico e storico di Firenze, propone una serie di visite guidate ispirate ai segni zodiacali reinterpretati da Daniele Davitti, trasformando i simboli dell’artista in percorsi urbani alla scoperta di luoghi, opere e curiosità della città, in un originale dialogo tra arte, storia e paesaggio urbano.

 


Rothko a Firenze

📍 Palazzo Strozzi, Firenze | Sito web

14 marzo – 23 agosto 2026

© Mark Rothko No.3-No.13 MoMA  www.palazzostrozzi.org

 

 

Dal 14 marzo al 23 agosto 2026, Palazzo Strozzi presenta un’imperdibile mostra dedicata al grande maestro dell’arte americana Mark Rothko attraverso una selezione straordinaria di opere, tra cui grandi dipinti mai esposti in Italia, provenienti da prestigiose collezioni private e musei internazionali come il MoMA e il Metropolitan Museum di New York, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.

A cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, il percorso espositivo esplora l’evoluzione dell’arte di Rothko, dalle prime opere figurative, in dialogo con l’Espressionismo e il Surrealismo, alle celebri tele astratte degli anni Cinquanta e Sessanta, approfondendo anche la sua connessione con la tradizione artistica italiana.

La mostra rende omaggio a una figura centrale della storia dell’arte moderna, che con le sue opere crea spazi in cui il colore e la luce invitano alla meditazione e all’introspezione, in una tensione costante tra astrazione e spiritualità.

Da Palazzo Strozzi il progetto si estende poi alla città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista in due sezioni satellite: il Museo di San Marco, con opere in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo.

La mostra Rothko a Firenze è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, con la collaborazione del Museo di San Marco (Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana) e della Biblioteca Medicea Laurenziana.

 


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