Le mostre a Firenze da visitare a Dicembre 2025

Foto Locchi/©Archivio Foto Locchi. Per la prima volta si affida la propria scelta alle urne, Firenze 2 giugno 1946
19 opere fotografiche scelte dal ricchissimo archivio fiorentino di Foto Locchi nel periodo 1943-1949 ritraggono il faticoso ma tenace e fiero cammino compiuto verso la conquista del diritto di voto da parte delle donne.
E’ questo l’oggetto della mostra “In marcia per la libertà”, il nuovo racconto per immagini dell’Archivio Storico Foto Locchi inaugurato nel Palazzo della Regione nell’ambito della quarta edizione de La Toscana delle Donne.
Un percorso fatto di volti, di gesti, di sguardi che intrecciano le speranze e le battaglie quotidiane agli eventi della Storia e che l’Archivio Foto Locchi, con la altissima qualità e varietà documentaria che gli sono proprie, torna a rappresentare al pubblico.
Insieme alla gioia per una conquista raggiunta, all’energia, alla forza e alla determinazione per raggiungerla, sentimenti che emanano da ognuna delle venti opere esposte, il visitatore leggendo i totem che accompagnano la mostra può venire a conoscenza anche di particolari storici quasi dimenticati o poco conosciuti ai più.
Come il fatto che proprio dalla Toscana, oltre che dalla Lombardia, tra il 1861 e il 1863 partirono i primi tentativi di restituire il diritto di voto alle donne grazie ad alcuni disegni di legge promossi, tra gli altri, dai toscani Ricasoli e Peruzzi.
Un altro elemento poco noto è l’impegno della fiorentina Alice Schiavone Bosio, grazie al quale, durante il fascismo, nel 1925, fu approvata la legge che estese alle donne l’elettorato attivo nelle elezioni amministrative.
Una conquista che ebbe vita brevissima e che fu resa lettera morta dalle leggi fascistissime l’anno seguente. Da allora la partecipazione politica femminile fu possibile solo in clandestinità, tra le donne antifasciste e in reti di solidarietà.
Per immagini, prende vita la mobilitazione nel 1943 dei Gruppi di Difesa della Donna, poi confluiti nell’Unione Donne Italiane (UDI), che unirono forze diverse nella richiesta del suffragio universale, da cui poi si distaccarono le donne cattoliche che l’anno seguente fondarono il Centro Italiano Femminile.
Una marcia che procede fino al decreto del 10 marzo 1946, che riconobbe il diritto di voto passivo alle donne italiane con più di 25 anni di età che da quel momento in poi poterono candidarsi ed essere elette nei Consigli Comunali.
Per culminare il 2 giugno 1946 data in cui le donne diventano cittadine a pieno titolo almeno sul piano politico con il voto al referendum istituzionale e per l’Assemblea Costituente.
Bisognerà però aspettare ancora quasi venti anni e arrivare al 1963, per vedere le donne accedere a tutte le cariche pubbliche, comprese magistratura e diplomazia.
Informazioni per la visita
Ingresso liberomostre firenze
Le visite guidate alla mostra sono organizzate nei seguenti giorni e orari:
– 22 novembre ore 11.00
– 29 novembre: primo turno ore 11.00, secondo turno: ore 12.00
– 6 dicembre: primo turno ore 11.00, secondo turno: ore 12.00
La durata prevista per la visita è di circa un’ora.
Peace & Care. Storie di lotta e resistenza
📍 Centro espositivo Antonio Berti, Sesto Fiorentino
3 – 7 dicembre 2025
Nell’ambito del ‘Giorni di storia festival‘, questa mostra (ad ingresso gratuito) ripercorre la nascita, alla fine degli anni ’40, delle ‘Bandiere della pace’.
Tra gli anni Quaranta e Cinquanta infatti le donne italiane appartenenti alle classi lavoratrici realizzarono innumerevoli bandiere note come “Bandiere della pace”.
“Peace & Care. Storie di lotta e resistenza” è la mostra a cura di Stefano Bartolini e Martina Lopa della Fondazione Valore Lavoro che ripercorre questa straordinaria esperienza di attivismo femminile.
Ripercorriamo la storia. Alla fine degli anni ’40, l’Italia fu tra i protagonisti del movimento internazionale dei Partigiani della pace, costituitosi a Parigi nel 1949.
Nel nostro Paese furono soprattutto le donne a prendersi cura della campagna pacifista, all’interno di organizzazioni sindacali, associative e partitiche, portando avanti raccolte di firme e manifestazioni.
In particolare, si sviluppò, “dal basso” la pratica della realizzazione delle “Bandiere multicolori della pace”, di cui sopravvivono numerosi esemplari in archivi sindacali e di associazioni come l’UDI.
Si tratta di una pratica autonoma e parallela rispetto a quella delle bandiere della pace arcobaleno conosciute oggi.
La realizzazione di queste bandiere era una delle peculiari forme dell’attivismo femminile, che travalicò la campagna pacifista facendole divenire un simbolo e uno strumento di resistenza e di rivendicazione delle istanze di emancipazione delle donne lavoratrici.
Nel 1952, dalla rivista “Le nostre lotte”, le donne della CGIL lanciarono la proposta di una prima Conferenza nazionale della donna lavoratrice.
Nel corso del 1953 si svolsero le assemblee territoriali e delle federazioni sindacali.
Fu in questa occasione che le mezzadre della provincia di Firenze realizzarono la loro gigantesca bandiera, che oggi potremmo definire una “installazione site specific” di tipo politico.
Lunga 7,8 metri e alta 2,4, la bandiera venne esposta per la prima volta all’Assise provinciale delle mezzadre di Firenze il 29 marzo 1953 e successivamente portata all’Assise nazionale di Siena del 18-19 marzo 1953.
La bandiera delle mezzadre fiorentine contiene quasi tutti gli elementi tipici delle bandiere multicolori.
Su un lato è composta da un enorme tricolore italiano (altra simbologia ricorrente) e sull’altro dai classici scampoli di tessuti, su cui sono ricamati, stampati o disegnati i nomi delle leghe mezzadrili femminili dei paesi e delle frazioni, slogan per la pace, la Costituzione, la Repubblica, disegni e firme.
Al centro spicca una striscia bianca contenente le rivendicazioni sindacali delle mezzadre per il rispetto dei loro diritti e della loro dignità.
Iniziativa a cura dell’Istituto Ernesto De Martino nell’ambito del Giorni di Storia Festival.
Informazioni per la visita
La mostra è visitabile gratuitamente nei giorni indicati, dalle ore 16 alle 19.
Dal dodo al chiurlottello. Gli uccelli estinti del Museo La Specola
Dal 4 ottobre al 14 dicembre 2025

Calco della testa di dodo del Museo di Oxford
La perdità di biodiversità non è un modo di dire. Si misura ad esempio nell’estinzione delle specie animali, le cui cause dirette o indirette sono sempre riconducibili all’uomo. mostre firenze
Nella classe degli uccelli infatti sono oltre 130 le specie estinte in tempi storici: circa il 10% sono conservate oggi nel Museo La Specola del Sistema Museale dell’Ateneo (SMA) dell’Ateneo fiorentino.
Alcune di esse sono le protagoniste della mostra “Dal dodo al chiurlottello. Gli uccelli estinti del Museo La Specola”, ospitata appunto all’interno del Museo.
Sarà così possibile osservare la colomba migratrice americana, che era la specie di uccelli più numerosa sulla Terra ma si estinse nel 1914 dopo un vero e proprio sterminio a opera dell’uomo.
Oppure l’alca impenne, il fregilupo, il Nestore di Norfolk, l’emù nero – piccolo struzzo che viveva in un’isoletta della Tasmania -, il chiurlottello – estintosi nel 2024 a causa della caccia e del prosciugamento delle paludi – e il calco della testa di dodo del Museo di Oxford.
Fra le cause dirette delle estinzioni si contano anche il traffico di animali vivi e l’introduzione di animali concorrenti; fra quelle indirette la distruzione delle foreste, l’inquinamento e i cambiamenti climatici.
“Questa esposizione – ha commentato il presidente dello SMA David Caramelli – conferma una volta di più il valore internazionale della Specola nella documentazione della biodiversità anche in chiave storica: non a caso celebriamo quest’anno il 250esimo anniversario delle collezioni naturalistiche fiorentine”.
Informazioni per la visita
La mostra temporanea, che durerà fino al 14 dicembre, è visitabile all’interno dell’esposizione permanente della Specola.
Orario di ingresso: da martedì a domenica (ore 9-17 – ultimo ingresso ore 16).
Biglietti: intero: 10€ – ridotto: 5€. Tutte le gratuità sono indicate sul sito.
Thomas Patch a Firenze. La memoria del Medioevo e del Rinascimento
📍Museo Stefano Bardini, Firenze
Dal 3 ottobre al 15 dicembre 2025

Spinello Aretino (già attribuito a Giotto), Testa Giovanni al martirio
In occasione dei trecento anni dalla nascita, Firenze rende omaggio al pittore, incisore, mercante e conoscitore d’arte inglese Thomas Patch (Exeter, 1725 – Firenze, 1782) e al suo profondo legame con la città. mostre firenze
Le sue imprese editoriali vengono dunque raccontate nella mostra “Thomas Patch a Firenze. La memoria del Medioevo e del Rinascimento” promossa dal Comune di Firenze, curata da Giulia Cocoe organizzata da Fondazione MUS.E al Museo Stefano Bardini, con il coordinamento scientifico di Carlo Francini e di Valentina Zucchi.
Nato e cresciuto in Inghilterra (Exeter, 1725) e stabilitosi a Firenze nel 1755, dopo il periodo romano interrotto da un’espulsione papale, Patch trovò nella città sull’Arno la sua patria d’elezione.
Qui divenne figura di spicco della vivace comunità anglofona riunita attorno a Sir Horace Mann e fu allo stesso tempo interlocutore di eruditi, aristocratici e artisti.
Talentuoso pittore di vedute e sagace caricaturista, Patch coltivò anche un profondo interesse per l’arte dei grandi maestri toscani del Trecento e del Quattrocento – i così chiamati “primitivi” – anticipando l’ampia fortuna critica che avrebbero conosciuto nell’Ottocento.
La mostra presenta infatti le sue pregevoli pubblicazioni su Giotto, Masaccio, Ghiberti, Fra Bartolomeo della Porta, unitamente ad alcune porzioni di affreschi della Cappella Manetti in Santa Maria del Carmine, recuperate dallo stesso artista prima dello smantellamento della cappella e straordinariamente esposti.
Interventi preziosi, che contribuirono in modo significativo alla diffusione del gusto per il tardo Medioevo e per il primo Rinascimento. Attraverso le sue incisioni Patch restituì al pubblico europeo i capolavori di questi artisti, promuovendone la conoscenza e la valorizzazione.
Opere come The life of Masaccio (1770), The life of Fra Bartolomeo della Porta (1772), The life of Giotto (1772) e la serie di incisioni dedicate alla Porta del Paradiso del Battistero di Firenze (1772-74, in collaborazione con Ferdinando Gregori)
Thirty-four Engravings of the Third Gate of the Baptistery of St. John in the city of Florencerappresentano infatti imprese di straordinaria importanza, capaci di diffondere il prestigio dell’arte fiorentina anche Oltremanica.
Informazioni per la visita
Orario di ingresso: da lunedì a domenica (chiuso martedì, mercoledì e giovedì) dalle ore 11 alle 17.
Biglietti: intero € 7,00 – riduzioni
Il Tempo Fluido. Che Jianquan
📍Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, Firenze
Dal 20 novembre al 17 dicembre 2025

Che Jianquan. Il Tempo fluido – Meditation
Una serie di videoproiezioni monumentali dedicate alla ciclicità del tempo e al rapporto tra uomo e natura.
Primo capitolo de Il Tempo fluido, ambizioso progetto triennale ideato e diretto da Valentina Gensini e Xiuzhong Zhang, dedicato a esplorare figure di massimo rilievo della videoarte cinese contemporanea, la mostra di Che Jianquan abita gli ambienti monumentali di Palazzo Vecchio con una raffinata selezione di opere video dell’artista cinese.
Professore di chiara fama, già noto a livello internazionale e protagonista del Padiglione Cina dalla 60ª Biennale di Venezia 2024, Che Jianquan si caratterizza per un linguaggio artistico che unisce pittura, video, scrittura e installazioni interattive.
Intrecciando la filosofia tradizionale orientale con le sfide contemporanee, e dando vita a un vocabolario contemplativo capace di riflettere su energia naturale e crisi globali.
L’artista è stato selezionato per la sua straordinaria ed elegante produzione video, di cui vengono presentate in sequenza quattro opere multicanale, per un totale di circa un’ora di visione.
I video selezionati intrecciano osservazione, meditazione e paesaggio, restituendo una narrazione visiva che esplora la tensione tra modernità e tradizione, tra sacralità e quotidiano.
Le opere in mostra seguono il ritmo fluido dell’ascolto, della permanenza, dell’osservazione prolungata, costituendo dispositivi poetici che aprono spazi di interpretazione, oltre le imponenti arcate dell’architettura preesistente.
Le opere di Jianquan offrono uno sguardo acuto sulla società cinese contemporanea, rivelando aspetti trascurati e stimolando riflessioni su questioni di rilevanza sociale.
Contraddistinta dalla fusione di elementi tradizionali e innovazione tecnologica, l’installazione diventa strumento per riattivare memorie ed evocare strutture latenti che modellano i rapporti tra individuo, comunità, territorio naturale e testimonianze archeologiche.
Le 4 opere in mostra: Pavilion, Meditation of Uncertainty,Water Scroll, Smoke.
La mostra è prodotta da MAD Murate Art District – Fondazione MUS.E e Zhong Art International, a cura di Valentina Gensini.
Informazioni per la visita
Ingresso gratuito.
Orari: tutti i giorni ore 10-18, chiuso il giovedì.
Paesi miei. Storie e gesti di Una Boccata d’Arte
📍Manifattura Tabacchi, Firenze (edificio B12)
Dal 6 novembre al 21 dicembre 2025

Adele Dipasquale, l’infestata, Roccacaramanico, Abruzzo. Ph.Giacomo Alberico
Fondazione Elpis presenta in collaborazione con Toast Project la collettiva Paesi miei. Storie e gesti da Una Boccata d’Arte, con il supporto di Manifattura Tabacchi.
Paesi miei racconta l’esperienza di Una Boccata d’Arte, progetto diffuso di arte contemporanea che dal 2020 invita ogni anno venti artisti a lavorare in altrettanti borghi italiani, uno per ciascuna regione.
Il percorso si sviluppa attraverso una selezione di opere prodotte nel corso della 6ª edizione, conclusasi lo scorso settembre, a cura degli artisti Giuseppe Abate, Roberto Casti, Adele Dipasquale, Gabriele Ermini, Bibi Manavi, Qeu Meparishvili e Aiko Shimotsuma.
Nel passaggio allo scenario urbano e allo spazio espositivo, Paesi miei osserva come questi interventi, nati in stretto dialogo con le comunità locali e frutto di un periodo di residenza dell’artista sul territorio, mantengono una memoria relazionale.
Le voci del lavoro collettivo, l’odore del paesaggio e le energie della vita quotidiana persistono nei materiali, nelle storie e nei gesti.
Trasferite in mostra, le esperienze conservano tracce dei luoghi da cui provengono e le rilanciano verso un orizzonte futuro: quello di un Paese inteso come rete di economie, gesti e sentimenti.
La mostra si articola per variazioni di scala: dal dettaglio al paesaggio, dall’immagine alla presenza fisica.
L’allestimento fa scorrere produzioni e documentazioni sullo stesso piano, come parti di un unico processo d’azione.
Ne emergono specifici patrimoni emotivi e culturali. Reperti ceramici, incisioni lignee, icone metalliche, brocche conviviali, suoni e luci rivelano la contemporaneità delle opere e dei territori attraverso gesti e ritualità possibili.
Il Percorso Espositivo
Aiko Shimotsuma, “Sleeps the lake”; Brunate (Como, Lombardia) a cura di Edoardo De Cobelli
Qeu Meparishvili, Edicola dei Randagi – “Shrine of the Strays”; Citerna (Perugia, Umbria) a cura di Giovanni Rendina
Giuseppe Abate, “Lu Gallu”; Altidona (Fermo, Marche) a cura di Matilde Galletti
Gabriele Ermini, “Il corredo”; Oriolo Romano (Viterbo, Lazio) a cura di Irene Angenica
Adele Dipasquale, “l’infestata”; Roccacaramanico fraz. di Sant’Eufemia a Maiella (Pescara, Abruzzo) a cura di Andrea Croce
Roberto Casti, “Partitura per un futuro ritorno”; Macchiagodena (Isernia, Molise) a cura di Alessia Delli Rocioli
Bibi Manavi, “Flessione Riflesso”; Borgolavezzaro (Novara, Piemonte) a cura di Veronica Botta
A questa selezione si affianca l’intervento-archivio di Atelier Tatanka che mappa i sei anni del progetto. mostre firenze
Informazioni per la visita
Orario di ingresso: La mostra è aperta dal mercoledì alla domenica con i seguenti orari: mostre firenze
mercoledì 15.00–22.00; giovedì e venerdì 15.00–20.00; sabato e domenica 12.00–20.00: lunedì e martedì chiuso
Ingresso libero e gratuito.

Marisol Mendez, Our lady of plaster, from the series MADRE, 2019
Le mostre a Firenze si arricchiscono a novembre con il settimo ed ultimo appuntamento del ciclo ‘Il Corpo che Abito’ di Rifugio Digitale, dedicato alla fotografia contemporanea, con la direzione artistica di Laura Andreini e la curatela di Irene Alison e Paolo Cagnacci.
La mostra (che inaugura il 19 novembre) è realizzata in collaborazione con Forma Edizioni e presenta un’esplorazione del femminile al di fuori della gabbia degli stereotipi culturali e religiosi; una decostruzione della mascolinità attraverso una lente femminile, tra critica sociale e ricerca identitaria.
MADRE/PADRE della fotografa boliviana Marisol Mendez indaga infatti due archetipi smontandoli dall’interno e analizzando le sovrastrutture che li determinano:
da un lato – mettendo in discussione la rappresentazione retorica, fallocentrica e coloniale delle donne in Bolivia, terra natale dell’artista – Mendez intreccia folklore andino e iconografia cattolica per mostrare come la complessità della dimensione del femminile sia spesso
ridotta alla contrapposizione Vergine Maria/Maria Maddalena.
Dall’altro – smantellando la narrativa dominate sulla mascolinità – la fotografa mette in luce le sfide che gli uomini devono affrontare nel conciliare le aspettative sociali di durezza e performatività con la propria vulnerabilità e il proprio desiderio di connessione.
In uno scenario globale in cui modelli culturali, strutture sociali e disuguaglianze continuano a influenzare in maniera determinante le interazioni e le opportunità di uomini e donne, lo sguardo di Mendez apre tanto una riflessione sulla complessità del Sudamerica contemporaneo – il cui sistema patriarcale poggia le proprie basi sull’eredità del colonialismo europeo e dell’etnocentrismo – quanto una prospettiva più ampia e universale su come gli stereotipi di genere condizionino l’identità a tutte le latitudini.
Informazioni per la visita
Ingresso libero e gratuito.
Orari: mer.-sab. 11.00-19.00

Chiara Bettazzi, “Sospinti in permanenza,” installazione composta da oggetti quotidiani, elementi industriali e piante, dettaglio, 2025
Foto di Claudio Ripalti – Crediti fotografici Museo Sant’Orsola
The Rose that Grew From Concrete rappresenta l’ultima tappa di un percorso di riattivazione culturale dell’edificio e si propone come un ponte ideale tra il passato dell’ex convento e il suo futuro come museo e centro d’arte contemporanea.
Il museo infatti aprirà ufficialmente nel 2026, al termine dei lavori di ristrutturazione che stanno coinvolgendo l’intero complesso di Sant’Orsola, dando inizio a una nuova fase di vita dell’edificio.
Questa e le altre mostre proposte fin qui, hanno dunque una funzione prefigurativa, poiché anticipano le linee guida di questo nuovo spazio culturale fiorentino, concepito come un crocevia tra un museo storico, archeologico, di belle arti e un centro d’arte contemporanea con una propria collezione di opere del XXI secolo.
The Rose That Grew From Concrete rappresenta quindi la terza e ultima mostra temporanea realizzata da Museo Sant’Orsola prima dell’inaugurazione ufficiale del museo nel 2026.
Allestita nel cuore del cantiere di restauro, dopo quasi cinquant’anni di abbandono, l’esposizione racconta una storia di riscoperta, riparazione e resilienza. mostre firenze
Il titolo della mostra si ispira a un celebre poema di Tupac Amaru Shakur (1971–1996), artista afroamericano e voce simbolo di memoria, resistenza e identità.
L’immagine della rosa che cresce dal cemento, evocata da Shakur, diventa metafora della capacità di rinascere nonostante le avversità e richiama la nuova vita di Sant’Orsola, dove la natura ha continuato a fiorire anche nei momenti di abbandono, nonostante le condizioni più ostili.
A partire da questa suggestione poetica, la mostra riunisce quattordici artiste e artisti italiani e internazionali, invitati a realizzare opere site-specific in dialogo con l’architettura e la storia dell’ex convento, un luogo plasmato da stratificazioni fisiche e simboliche e dalle molte vite che lo hanno attraversato– monache, operaie, profughi.
Una riflessione che si estende alla condizione umana stessa, fatta di identità molteplici, memorie e cicatrici da ricucire.
Informazioni per la visita
Orario di ingresso: Tutti i giorni, tranne il martedì, ore 10.00 – 19.00 mostre firenze
Biglietti: intero € 10,00 – riduzioni
Clemen Parrocchetti. Ironia Ribelle
📍Palazzo Medici Riccardi, Firenze
2 ottobre 2025 – 6 gennaio 2026

Clemen Parrocchetti – Senza titolo (1969)
Palazzo Medici Riccardi rende omaggio a Clemen Parrocchetti (Milano 1923 – 2016), autrice del Novecento che ha saputo indagare la complessità della sfera femminile, delle relazioni affettive e della sessualità, sfidando la visione dominante di una cultura patriarcale.
La mostra, promossa dalla Città Metropolitana di Firenze, nasce da un progetto del Museo Novecento ed è organizzata dalla Fondazione MUS.E in collaborazione con l’Archivio Clemen Parrocchetti. mostre firenze
Si tratta della prima ampia esposizione all’interno di un’istituzione museale italiana e intende raccontare al pubblico un’artista ancora poco conosciuta, vicina al movimento femminista italiano e autrice di un linguaggio originale, provocatorio e autentico.
Ironia Ribelle, a cura di Marco Scotini e Stefania Rispoli, con la direzione artistica di Sergio Risaliti, tra le mostre a Firenze in programma dal 2 ottobre 2025 al 6 gennaio 2026, riunisce oltre cento opere tra dipinti, disegni, sculture, arazzi, documenti e materiali d’archivio e restituisce la figura di un’artista anticonformista, che ha saputo unire ricerca estetica e militanza politica.
In quegli anni di battaglie e immaginazioni al potere Clemen Parrocchetti scriveva “Non voglio più essere sfogliata, non voglio più che mi si strappino le ali. Le rivoglio tutte, vibranti di luci e suoni per volare”.
La mostra ripercorre l’interno arco creativo dell’artista milanese, che al fianco di altre donne della sua generazione ha agito ai margini del sistema culturale ufficiale, dominato da logiche maschili e da modelli prestabiliti, sostenendo l’urgenza di un ripensamento profondo del ruolo femminile tanto nell’arte quanto nella società.
Intrecciando biografia, militanza e linguaggio visivo, la mostra ricostruisce l’immagine di una pratica coraggiosa e autonoma, capace di trasformare ago, filo e tessuto in strumenti di ribellione e di gridare, allora come oggi, un desiderio di libertà e di emancipazione.
Informazioni per la visita
Orario di ingresso: da lunedì a domenica (chiuso il mercoledì) dalle ore 9 alle 19.
Biglietti: € 15,00 – ridotto € 10 mostre firenze
Tutti i sabati e le domeniche alle ore 15, sarà possibile prendere parte alle visite guidate per giovani e adulti (prenotazioni allo 055-276 0552 o info@palazzomediciriccardi.it) che consentono di esplorare un’ampia selezione di opere tra dipinti, disegni, sculture e arazzi, ripercorrendo le tappe salienti del lungo percorso artistico di Clemen Parrocchetti, con un focus sui lavori realizzati dopo il ’68, in anni animati da lotte e rivendicazioni sociali in favore di un risveglio delle coscienze.
Boccaccio politico per la città di Firenze
📍Sala dei Gigli, Palazzo Vecchio, Firenze
6 novembre 2025 – 6 gennaio 2026

ph. Gianmarco Caroti
Le mostre di Firenze si arricchiscono dal mese di novembre con un percorso inedito che restituisce la figura del grande autore del Decameron nella sua dimensione pubblica e civile, ospitato nella Sala dei Gigli del Museo di Palazzo Vecchio.
Curata da Lorenzo Tanzini con il coordinamento scientifico di Carlo Francini e Valentina Zucchi, la mostra invita il visitatore a riscoprire Boccaccio non solo come scrittore e umanista, ma anche come protagonista della vita politica e amministrativa del Comune di Firenze nel pieno Trecento.
Attraverso documenti, manoscritti e testimonianze iconografiche, è infatti ricostruito il volto politico dello scrittore di Certaldo, del quale vengono proposti gli episodi più significativi della carriera pubblica tra incarichi diplomatici, missioni ufficiali e ruoli amministrativi ricoperti per la città.
Sulla scia dei successi paterni – che per primo aveva ottenuto la cittadinanza fiorentina e quindi la possibilità di accedere alle cariche pubbliche – Boccaccio partecipò infatti attivamente alla politica fiorentina. mostre firenze
Assolse a compiti di gestione economica e militare, nonché – forte del suo sapere e della sua esperienza – a importanti incarichi diplomatici presso signori e potenti: basti ricordare le ambascerie presso i Papi Innocenzo VI e Urbano V.
L’esposizione, presentata nel Palazzo civico fiorentino, permette di seguire gli episodi salienti della carriera del Boccaccio nelle strutture dell’amministrazione fiorentina, toccando con mano come la formazione letteraria avesse nel Medioevo un ruolo chiave nella definizione dei valori civici.
Il progetto trova significativamente la sua sede nella sala dei Gigli, dove un tempo trovava posto un’importante serie di uomini famosi:
sul finire del Trecento, infatti, il cancelliere Coluccio Salutati aveva promosso la nascita di un ciclo dipinto teso a ispirare i governanti della città, dove accanto a eroi, condottieri e monarchi figuravano alcuni illuminati poeti toscani, fra cui Dante, Petrarca e appunto Boccaccio.
In questo senso, la mostra si pone come un’ideale prosecuzione del progetto presentato nel 2021 intorno alla figura di Dante Alighieri, in occasione del settecentenario della morte, grazie a cui era stato dato un primo risalto all’idea di bene comune e dell’apporto offerto dalle arti, dalle lettere e dalla cultura.
In esposizione sono presenti documenti di assoluto rilievo per la costruzione della carriera di Giovanni Boccaccio e della sua immagine per i posteri.
Figurano infatti, in prestito dall’Archivio di Stato, il documento dei suoi obblighi fiscali in quanto cittadino della parrocchia di Santa Felicita; l’atto di acquisto della città di Prato da parte di Firenze, in cui compare come testimone per il Comune; l’affidamento della missione diplomatica presso i duchi tedeschi.
A questo si affiancano rari manoscritti miniati nei quali il poeta è ritratto nell’atto di insegnare a un gruppo di frati o in interlocuzione con l’imperatore, a rappresentare simbolicamente il suo ruolo per la città di Firenze, fino alla raffigurazione autorevole e solenne presente nel Filostrato della Biblioteca Nazionale Centrale (Ms II.II. 38, c.3v), affiancata dallo scritto di Filippo Villani sugli uomini illustri della città, tra cui appunto il Boccaccio.
Un’ulteriore preziosa sezione della mostra trova sede all’Archivio di Stato, dove saranno esposti due preziosi e delicati pezzi:
le borse dei quartieri fiorentini, dove al tempo della repubblica venivano poste le cedole dei nominativi di coloro che potevano essere estratti per le cariche pubbliche, e la provvisione con cui il governo fiorentino decise di voler riportare in Duomo le spoglie dei grandi intellettuali cittadini, ovvero il giurista duecentesco Accursio insieme a Dante, Petrarca, il poeta Zanobi da Strada e Giovanni Boccaccio “a perpetua memoria e a illustre fama” della città.
L’esposizione è promossa dal Comune di Firenze e organizzata da Fondazione MUS.E nell’occasione dei 650 anni dalla morte (1375-2025), vede il patrocinio dell’Ente Nazionale Giovanni Boccaccio e la collaborazione dell’Archivio di Stato di Firenze.
Rita Pedullà, Bestiario: Animali Sacri
📍Galleria CasaAbitata, Firenze
6 dicembre 2025 – 10 gennaio 2026

Rita Pedullà – Cavallo
Dal 6 dicembre alle mostre di Firenze si unisce la nuova personale di Rita Pedullà.
Con questa esposizione, Pedullà, nota per la sua capacità di trasformare la materia pittorica in immagini cariche di simboli e risonanze emotive, propone un percorso poetico sul rapporto tra uomo e animale, tra simbolo ed esperienza sensibile, con una selezione di grandi opere su carta kraft e nera in cui le figure animali diventano strumenti per esplorare istinto, memoria, emozione, fragilità, slanci e libertà primordiale.
Nel corpo del suo lavoro, Rita Pedullà costruisce un vero e proprio bestiario emotivo, dove il tratto si alterna tra gesto istintivo e attenzione minuziosa, mentre macchie, colature, velature dorate e superfici nude rimandano tanto alla pittura rupestre quanto ai bestiari medievali e a una dimensione archetipica dell’immagine.
“Ogni animale nasce da un’urgenza”, afferma l’artista. “Non li dipingo per raccontare loro, ma per raccontare ciò che in noi si muove quando li guardiamo”.
Questi ultimi sono colti in un frame di movimento o nella quiete statica di chi osserva: non solo soggetti da ammirare, ma esseri che guardano noi con un rapporto di simpateticità, portando ognuno di noi a riconoscersi nelle loro libertà e nelle loro schiavitù, nei loro atteggiamenti e nelle loro fragilità.
Come in molte culture e religioni, gli animali sacri rivestono un ruolo speciale, spesso fungendo da collegamento tra l’umanità e il divino.
Animali Sacri propone, negli spazi di CasaAbitata, anche le incisioni e acqueforti dedicate al mondo animale di Laura Felici e gli origami zoomorfi di Simone Popovich.
Informazioni per la visita
Jakkai Siributr. Cultura (im)materiale
e
Museo di Antropologia e Etnologia-Sistema Museale di Ateneo
23 ottobre 2025-18 gennaio 2026

Jakkai Siributr. Cultura (im)materiale
Le mostre a Firenze proseguono con la prima personale in Italia del noto artista thailandese Jakkai Siributr.
Allestita presso MAD e presso il Museo di Antropologia e Etnologia-Sistema Museale di Ateneo, a cura di Veronica Caciolli e Valentina Gensini, direttrice artistica di MAD, la mostra si propone come una retrospettiva sull’opera trentennale dell’artista ma anche come esposizione site-specific che intreccia Oriente e Occidente, memoria e contemporaneità.
In esposizione tessuti raffinati e ricami preziosi tradotti in installazioni monumentali, a fianco di ricami e manufatti collettivi, elaborati in workshop e dialoghi con le donne delle nostre comunità.
Una mostra unica che indaga la memoria femminile e le pratiche partecipative, intrecciando le tradizioni tailandesi con le donne del territorio toscano.
Jakkai Siributr (Bangkok, 1969) lavora con il tessuto attraverso un uso iconico del ricamo, del cucito e del quilting ed è considerato internazionalmente come uno dei più importanti rappresentanti dell’arte tessile, una forma d’arte tradizionalmente legata al genere femminile.
La peculiarità della pratica di Jakkai è costituita dalla combinazione di lavoro individuale e relazionale. mostre firenze
Interessato infatti ai rapporti umani, allo scambio di esperienze e di storie, talvolta traumatiche, l’artista lavora spesso collettivamente, intercettando comunità principalmente femminili e fragili, con cui realizza sessioni di cucito.
Esemplare al riguardo è l’installazione ambientale There’s no Place (2019-in corso), costituita da circa cento pezzi di stoffa ricamati assieme a giovani Shan esiliati dal Myanmar, scelta per essere esposta a MAD.
La pratica del cucito è intesa dall’artista come meditativa e terapeutica, ma anche quale strumento partecipativo per dare voce a narrazioni minori, taciute, mnemoniche o ereditarie.
I risultati finali dei laboratori combinano tradizione e approccio contemporaneo, attraverso la sovrapposizione e la sperimentazione di tecniche e tipologie di stoffe, talvolta assemblate con vecchi indumenti, tessuti e oggetti personali appartenuti ai partecipanti.
La mostra è prodotta da MAD Murate Art District, Fondazione MUS.E in collaborazione con Università di Firenze con il sostegno di Regione Toscana attraverso il bando ToscanaIncontemporanea Giovani sì e il contributo di Fondazione CR Firenze.
Informazioni per la visita
MAD Murate Art District
La mostra è visitabile dal martedì al sabato dalle 14:30 alle 19:30, ingresso libero
murateartdistrict.it
Museo di Antropologia e Etnologia-Sistema Museale di Ateneo mostre firenze
Aperto dal martedì alla domenica dalle 9 alle 17; biglietto: intero 6 €; ridotto 3€
sma.unifi.it
Fotografia – Tracce Fiorentine
Gianluca Sgherri
19 novembre 2025-21 gennaio 2026

Gianluca Sgherri, Colline pisane, Orciano, ottobre 2025, fotografia digitale
La mostra di Gianluca Sgherri è il penultimo appuntamento della rassegna Fotografia – Tracce Fiorentine, presso la Trattoria 4 Leoni di Firenze.
Il progetto, a cura della storica dell’arte Anna Maria Amonaci, è organizzato e promosso da Stefano Di Puccio, instancabile promotore culturale dell’Oltrarno nonché titolare della trattoria.
L’esposizione di Sgherri si inserisce nel ciclo dedicato a sei fotografi legati a Firenze per nascita o formazione: Franco Cammarata, Lorenzo Bojola, Massimo D’Amato, Lapo Pecchioli, Gianluca Sgherri e Mario Strippini.
Un progetto che esplora il rapporto fra sguardo e territorio, secondo l’idea della curatrice Anna Maria Amonaci: le “tracce” che un luogo imprime nella sensibilità dell’artista, in continuità con l’idea vasariana secondo cui le differenze tra le scuole pittoriche italiane derivano dalla forma e dalla luce dei territori stessi.
Con questa quinta mostra, tuttavia, la rassegna introduce una prospettiva inedita: quella di un pittore che da sempre guarda alla fotografia come a un linguaggio parallelo e complementare alla propria ricerca visiva.
La sua presenza amplia la riflessione sul ruolo della luce e del paesaggio, spostandola sul confine tra pittura e immagine fotografica, dove geometria, disegno e contemplazione diventano strumenti di una stessa visione.
Ai 4 Leoni, Sgherri (Fucecchio, 1962) presenta una selezione di opere recenti che – come nel progetto Universo, realizzato per la Project Room del MudaC di Carrara – segna un ritorno alla fotografia come linguaggio di riflessione e sintesi, dopo un percorso prevalentemente pittorico.
Le sue visioni, essenziali e silenziose, riflettono la costante tensione a contenere il caos attraverso la forma, restituendo un senso di armonia e contemplazione che è cifra distintiva della sua poetica.
La fotografia di Sgherri è estensione del suo interesse per il disegno e la struttura geometrica, elementi che affondano le radici nella tradizione fiorentina e nella fotografia toscana dal carattere lineare e armonico.
Informazioni per la visita
Le foto sono esposte all’interno della Trattoria.
Info: 055 218562 | info@4leoni.com | Facebook
Beato Angelico
📍Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi, Firenze | Sito
Dal 26 settembre 2025 al 25 gennaio 2026

Palazzo Strozzi a Firenze presenta a Firenze una straordinaria mostra dedicata a Fra Giovanni da Fiesole, il Beato Angelico, artista simbolo dell’arte del Quattrocento a Firenze.
Beato Angelico (1395 circa – 1455) è celebre per il suo linguaggio artistico che, partendo dall’eredità tardogotica, utilizza i principi della nascente arte rinascimentale; le sue opere sono famose per la maestria nella prospettiva e l’uso della luce nel rapporto tra figurazione e spazio.
Co-organizzata insieme alla Direzione regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura, la mostra di Firenze sul Beato Angelico celebra dunque uno dei padri dell’arte del Rinascimento in un percorso che affronta la produzione, lo sviluppo e l’influenza dell’arte di Beato Angelico in dialogo con pittori come Lorenzo Monaco, Masaccio, Filippo Lippi, ma anche scultori quali Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia.
La mostra si snoda tra le due sedi di Palazzo Strozzi e del Museo di San Marco, ed è l’occasione per restaurare numerosi capolavori grazie a un’articolata campagna di interventi e di riunire per la prima volta pale d’altare di uno dei principali maestri dell’arte italiana di tutti i tempi, disperse da oltre duecento anni. mostre firenze
Frutto di oltre quattro anni di lavoro, il progetto ha reso possibile un’operazione di eccezionale valore scientifico e culturale, riunendo dipinti, disegni, sculture e miniature provenienti da prestigiosi musei, biblioteche e collezioni italiane e internazionali, ma anche da numerose chiese e istituzioni territoriali di grande valore storico e culturale.
Orario di apertura e biglietti
Tutti i giorni ore 10.00-20.00. Giovedì fino alle 23.00
Biglietti: dai 6 € ai 20 € 8 (qui tutti i dettagli), gratis sotto i 6 anni.
E’ possibile acquistare i biglietti tramite il sito di Palazzo Strozzi.
Qui invece tutte le indicazioni sulle visite guidate (gratuite per singoli visitatori con l’acquisto in prevendita del biglietto d’ingresso alla mostra ogni lunedì alle 18.00 e ogni domenica alle 15.00). mostre firenze
Inoltre, in occasione della mostra Beato Angelico Palazzo Strozzi organizza un ciclo di presentazioni in cinque biblioteche comunali di Firenze e in sei biblioteche della Città Metropolitana di Firenze (Bagno a Ripoli, Borgo San Lorenzo, Empoli, Lastra a Signa, San Casciano in Val di Pesa e Scandicci).
Queste presentazioni sono ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria. Qui tutte le informazioni.
Kaws. The Message
📍Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi, Firenze | Sito
Dal 29 ottobre 2025 al 25 gennaio 2026

Dal 29 ottobre 2025 al 25 gennaio 2026, Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati presentano una nuova installazione site-specific per il cortile di Palazzo Strozzi realizzata da KAWS, celebre artista contemporaneo noto per il suo iconico linguaggio visivo che sfida le categorie artistiche.
Parte del programma Palazzo Strozzi Future Art, il progetto si sviluppa in dialogo con l’architettura rinascimentale e con la mostra dedicata a Beato Angelico, offrendo un confronto originale e sorprendente tra epoche, forme e visioni artistiche.
KAWS ha conquistato la scena internazionale con opere che spaziano dalla pittura e la scultura alla street art e il design, spesso ispirate all’immaginario dell’animazione e della comunicazione visiva contemporanea.
Con uno stile fortemente riconoscibile e un approccio insieme ludico e irriverente, l’artista esplora temi e immaginari umani attraverso personaggi ibridi e simboli condivisi, mettendo in discussione i confini tra cultura alta e popolare.
KAWS (1974, Jersey City, NJ, USA; vive e lavora a Brooklyn, New York) ha esposto le sue opere nelle più importanti istituzioni culturali del mondo. mostre firenze
Ha infatti tenuto sue personali in musei come SFMoMA, San Francisco (2025); The Andy Warhol Museum, Pittsburgh (2024); Art Gallery of Ontario, Toronto (2023); Serpentine Gallery, Londra (2022); Mori Arts Center Gallery, Tokyo (2021); The Brooklyn Museum, New York (2021); The National Gallery of Victoria, Melbourne (2019).
Informazioni per la visita
L’installazione è visibile gratuitamente nel cortile di Palazzo Strozzi. mostre firenze
Armin Linke: The City as Archive. Florence
📍Palazzo Grifoni Budini Gattai, Firenze
Dal 12 novembre 2025 al 31 gennaio 2026

KHI n. inv. 636382: Soprintendenza Firenze, la Gioconda di Leonardo da Vinci a Firenze, accanto il direttore degli Uffizi Giovanni Poggi e il direttore generale delle Belle Arti Corrado Ricci, probabilmente nell’ufficio di Poggi il 14 dicembre 1913, stampa alla gelatina ai sali d’argento, 19,7 x 24,7 cm
© Kunsthistorisches Institut in Florenz 2024
Una lettura critica e coinvolgente di Firenze attraverso le fotografie dell’artista italo-tedesco Armin Linke, in dialogo con immagini storiche e documentarie della Fototeca del Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut (KHI), per anni ospitata negli straordinari spazi di Palazzo Grifoni Budini Gattai.
La mostra, ad ingresso gratuito, invita dunque a guardare Firenze come laboratorio della produzione, stratificazione e trasformazione della conoscenza, della scienza e dell’arte.
Questa lettura viene mediata dalle fotografie contemporanee di Armin Linke e da quelle storiche della Fototeca del KHI. mostre a Firenze
Il progetto si basa su una ricerca condotta presso il KHI da Hannah Baader e Costanza Caraffa, in collaborazione con Linke.
Il fotografo e filmmaker, con base a Berlino e professore all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, collabora frequentemente con ricercatori e scienziati ed è stato artist-in-residence al KHI tra il 2019 e il 2021, periodo in cui è iniziato il progetto, concepito come opera a lungo termine.
Linke lavora con fotografia e cinematografia, mettendo in discussione il medium, le sue tecnologie, le strutture narrative e le sue implicazioni socio-politiche.
L’opera di Linke, esposta a livello internazionale, si sviluppa su più piani, mettendo al centro i temi dell’installazione e dell’esposizione.
La mostra presenta dunque una selezione di musei, archivi e collezioni fiorentine “visitata” dalla camera di Armin Linke (tra questi Archivio di Stato, Opificio delle Pietre Dure, Museo Galileo, Museo La Specola, Museo Bardini Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Osservatorio Astrofisico di Arcetri, Villa Galileo, Fondazione Alinari per la Fotografia, Villa La Quiete) presentate con fotografie storiche del David di Michelangelo, dell’alluvione, delle distruzioni belliche, e di allestimenti museali dell’Ottocento e del Novecento.
L’itinerario si inserisce in un discorso più ampio sull’archiviazione, la sedimentazione e l’attivazione della conoscenza, sulla produzione e sulle politiche dell’arte e del patrimonio culturale, e sulla separazione fra cultura e natura, al di là delle narrazioni tradizionali su Firenze.
La mostra riflette sul ruolo della fotografia nella creazione del patrimonio culturale e nella costruzione di valori condivisi, superando la consueta distinzione tra fotografia artistica e documentaria.
Evidenzia inoltre l’atto visionario di Anna Maria Luisa de’ Medici, ultima esponente della dinastia medicea, che con il Patto di Famiglia del 1737 fu iniziatrice di una concezione moderna dei musei pubblici.
The City as Archive. Florence richiama l’attenzione sul patrimonio culturale diffuso di Firenze e offre al pubblico l’opportunità di visitare il piano nobile di Palazzo Grifoni Budini Gattai, dove gli interni sfarzosi dialogano con gli scaffali vuoti dell’ex archivio fotografico del KHI, creando un contrasto tra estetica contemporanea e decorazioni risalenti agli anni intorno al 1900.
Il materiale visivo sarà esposto in diverse sale accessibili dallo scalone monumentale, trasformando il palazzo in uno spazio dove storia e contemporaneità si incontrano.
Le opere artistiche di Armin Linke, realizzate tra il 2018 e il 2024, saranno presentate in diversi formati, dai grandi pannelli di 304×200 cm a trittici di 173×200 cm e formati medi di 50×60 cm.
Queste opere dialogheranno con il laboratorio del progetto (280 stampe) e con 21 fotografie storiche della Fototeca (Alinari, Brogi, Braun, Hautmann), che includono icone dell’immaginario fiorentino come Dante, il David di Michelangelo e un omaggio a Fra’ Angelico.
Orario di apertura e biglietti
Ingresso gratuito.
Orari apertura: giovedì 14:00-20:00, venerdì 14:00-19:00, sabato 14:00-19:00.
Chiusura natalizia: 22 dicembre 2025 – 1 gennaio 2026

Atlas of the new world – Paradise. California (Edoardo Delille e Giulia Piermartiri)
“In che modo una fotografia può mostrare il futuro?”.
Se lo sono chiesti Edoardo Delille e Giulia Piermartiri e il risultato è non solo un’esposizione, ma un dispositivo di consapevolezza: un invito a immaginare il futuro per comprenderne l’urgenza, un atlante che mette in scena il mondo che potremmo abitare e quello che potremmo ancora salvare.
Al MAD Murate Art District ecco dunque il progetto fotografico Atlas of the New World di Edoardo Delille e Giulia Piermartiri, a cura di Valentina Gensini.
L’esposizione, pensata come un visionario atlante del mondo futuro, mette in dialogo immagini di territori segnati dal cambiamento climatico con proiezioni che evocano scenari drammatici.
Sovrapponendo (letteralmente) la realtà presente a quella futura, i due fotografi sono riusciti a costruire un’esperienza immersiva molto coinvolgente, che vede per la prima volta – negli spazi di MAD – il lavoro presentato nella sua forma completa.
Nella sala Wanda Pasquini è esposta una grande videoinstallazione multicanale: 6 monitor con 12 foto per ciascuno (per un totale di 72 scatti) con un soundscape di sottofondo, ognuno dedicato ad uno dei Paesi sui quali Delille e Piermartiri hanno focalizzato il loro lavoro.
Ogni monitor presenta una sequenza di immagini del lavoro alternato ad alcuni dei grafici che traducono gli studi dei climatologi utilizzati dai due artisti per il progetto e per il volume Atlas of the new world, co-prodotto da MAD Murate Art District.
I due autori, vincitori del Premio Ponchielli 2024, da anni tra le voci più originali della fotografia contemporanea italiana, si distinguono per una ricerca che unisce reportage e sperimentazione visiva, intrecciando l’indagine sociale con il linguaggio artistico.
Il percorso espositivo
Il percorso espositivo, al piano terra dell’ex carcere delle Murate, approfondisce, attraverso testi e immagini, le trasformazioni che investono aree vulnerabili del pianeta:
l’innalzamento dei mari nelle Maldive, gli incendi in California, il ritiro dei ghiacciai del Monte Bianco, le siccità estreme in Mozambico, le alluvioni che colpiscono la Cina, fino allo scioglimento del permafrost e agli incendi sempre più frequenti in Siberia e nella Russia artica.
Un mosaico di paesaggi che raccontano un pianeta in rapida transizione.
Prodotto da MAD Murate Art District – Fondazione MUS.E con il sostegno di Regione Toscana attraverso il bando ToscanaIncontemporanea Giovani sì e il contributo di Fondazione CR Firenze.
Informazioni per la visita
La mostra è visitabile dal martedì al sabato dalle 14:30 alle 19:30.
Ingresso libero.
Nelle foreste di Borneo. Viaggio di Odoardo Beccari nelle terre del Ragià Bianco
Dal 15 novembre 2025 al 15 febbraio 2026

Borneo, Sarawak. Donna del Seribas in abito festivo.
Aprile 1865: un giovane fiorentino fresco di studi, Odoardo Beccari, salpa dall’Inghilterra alla volta del Borneo, nell’arcipelago malese, per un viaggio di ricerche naturalistiche in terre inesplorate e fra popoli primitivi.
Vivendo in completo isolamento per tre anni nella giungla della regione del Sarawak raccoglierà un’impressionante messe di dati scientifici, reperti botanici e zoologici.
Il Museo di Storia Naturale dell’Ateneo fiorentino, che custodisce i lasciti più preziosi del lavoro di Beccari, ricorda la sua figura e l’avventurosa impresa compiuta a soli 22 anni con una mostra dal titolo “Nelle foreste di Borneo. Viaggio di Odoardo Beccari nelle terre del Ragià Bianco”, aperta dal 15 novembre al 15 febbraio al Museo La Specola (Via Romana, 17 Firenze).
L’esposizione – curata da Lorenzo Cecchi, Anna Donatelli, Stefano Di Natale e Chiara Nepi – ripercorre con reperti originali, fotografie inedite e immagini spettacolari l’avventura del naturalista, dapprima da lui documentata in alcuni taccuini e poi raccontata molti anni dopo nel libro “Nelle foreste di Borneo”, che dà il titolo alla mostra.
Dopo poco Doria si ammala ed è costretto a tornare in Italia e Beccari continua la spedizione scientifica da solo, in una natura incontaminata e potente, fra oranghi, sanguisughe e comunità indigene di tagliatori di teste.
Sarà per l’insistenza di Margaret Brooke, moglie di Charles, donna di grande forza e intelligenza e sostenitrice dello straordinario popolo malese, che dopo oltre trent’anni Beccari si convincerà a mettere per iscritto le sue esperienze.
Il naturalista fiorentino dopo il Borneo torna nuovamente a viaggiare: in Etiopia, in Nuova Guinea, in India e nel Sud-est asiatico, in Australia e Nuova Zelanda.
A Sumatra scopre una tra le più grandi infiorescenze del mondo; è considerato uno dei più grandi esperti di palme, a cui dedica oltre 70 pubblicazioni.
La sua fama si accresce e nel 1878, rientrato a Firenze, assume la direzione dell’attuale Orto Botanico e del Museo Botanico dell’Ateneo, dove è tuttora conservato l’Erbario Beccari della Malesia, contenente 16mila campioni vegetali essiccati preparati da lui stesso, oltre a centinaia di esemplari in alcool e 200 tavole di legni del Borneo.
Ai suoi resoconti ha attinto molto probabilmente lo scrittore Emilio Salgari, suo contemporaneo, per il celebre “Ciclo di Sandokan”.
Orario di apertura e biglietti
Orari di apertura: da martedì a domenica ore 9-17 (l’accesso alla mostra è compreso nel biglietto di ingresso al Museo)
Toulouse Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque
📍Museo degli Innocenti, Piazza della Santissima Annunziata, Firenze | Sito
Dal 27 settembre 2025 al 22 febbraio 2026

Foto credits: © Henri de Toulouse-Lautrec Divan Japonais 1893 Litografia a colori, 80,8×60,8 cm Collezione Wolfgang Krohn; Amburgo, Germania
Tra le mostre dell’autunno 2025 Firenze c’è quella dedicata all’artista francese (1864-1901) che è stato una delle figure più significative dell’arte di fine XIX secolo.
La mostra su Toulouse Lautrec propone oltre 170 opere provenienti da Amburgo e da Alby ma anche arredi, manufatti e materiali d’epoca, opere di altri grandi artisti coevi e molto altro.
Si tratta insomma di un vero e proprio viaggio nel tempo, nel cuore di Montmartre fin de siècle, tra i colori accesi dei manifesti e l’atmosfera frenetica dei caffè-concerto.
Orario di apertura e biglietti
Tutti i giorni 9.30-19.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Intero € 16,00 – Ridotto € 14,00 – Open € 18,00 (qui le singole specifiche di costi e gratuità)
Nel biglietto è inclusa l’audioguida per visitare il Museo degli Innocenti.
Con il patrocinio del Comune di Firenze, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia ancora una volta al fianco del Museo degli Innocenti, in collaborazione con Cristoforo, l’Ernst Barlach Museumsgesellschaft Hamburg e BridgeconsultingPro, è curata dal Dr. Jürgen Doppelstein e vede Gabriele Accornero come project manager della Collezione.
Carlo Adolfo Schlatter. Artista dello spirito
📍Palazzo Medici Riccardi, Firenze
Dal 27 novembre 2025 al 22 febbraio 2026

Carlo Adolfo Schlatter – Fuoco nel bosco
Le Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi ospitano questo percorso espositivo dedicato a una delle figure più singolari del panorama artistico fiorentino del primo Novecento.
Pittore, scrittore e studioso di filosofia e di teosofia, Carlo Adolfo Schlatter (1873–1958) si forma ai corsi della Scuola del Nudo ad inizio secolo e studia con Ciaranfi e Ussi, in un contesto culturale animato da una profonda riflessione spirituale e da un diffuso sentimento anti-positivista.
La sua adesione alla teosofia, alla fine dell’Ottocento, segna un passaggio fondamentale nella sua ricerca artistica, che si sposta da un iniziale realismo di gusto macchiaiolo verso un simbolismo di ispirazione ideale e mistica.
Attraverso la pittura, la grafica e la scrittura, Schlatter elabora un linguaggio personale e visionario, capace di unire introspezione e tensione spirituale, natura e pensiero, visibile e invisibile.
L’allestimento
L’allestimento, articolato in sette sezioni, accompagna il visitatore in un viaggio scandito dai temi centrali della produzione di Schlatter.
Il percorso si apre con l’autoritratto trentenne, il ritratto della moglie Emma Moni, figura centrale nella vita e nell’immaginario dell’artista.
Dopo la sua scomparsa, la teosofia diventerà per Schlatter anche una prassi di conforto e di avvicinamento spirituale all’anima dell’amata, all’epoca nella quale ormai si ritrae in sembianze del tutto simboliche.
Segue una sezione dedicata ai Paesaggi, in cui la natura, da semplice rappresentazione del reale, si trasfigura in simbolo di elevazione dell’anima: il paesaggio diventa specchio interiore e manifestazione dello Spirito Infinito.
Così il paesaggio si fa strumento mistico, emblema di elevazione spirituale, di lotta contro la materia e di aspirazione verso la “liberazione”.
Le Marine, invece, assumono una valenza esoterica: il mare è metafora del flusso di coscienza e dell’Infinito, luogo di confine tra materia e spirito.
In Contrasti si trova una selezione di opere che presentano scenari contrastanti e caratterizzati da accentuati effetti cromatici e atmosferici dagli evidenti valori simbolici.
Ora il calore del sole e del fuoco pervade l’ambiente come espressione della conoscenza e dell’essenza superiore; ora i toni freddi identificano un contrasto con l’immensità dell’universo e degli astri.
Schlatter sembra conoscere e perseguire particolare attenzione alle teorie dei colori presenti sia in ambito teosofico che simbolista.
E ancora, nella sezione Simbolismo Schlatter raggiunge una dimensione pienamente spirituale. Colori, luci e forme si fanno veicoli di forze cosmiche e principi metafisici, in dialogo con le teorie cromatiche teosofiche e simboliste.
Schlatter è anche autore di volumi a carattere teosofico, qualcuno a stampa e per la maggior parte illustrati e scritti a mano, per questo libri unici.
Tale singolare aspetto ha indotto a dedicare una sezione ai Manoscritti e ai libri a stampa.
Pittura e parola convivono in una profonda unità di intenti: le illustrazioni realizzate in forma di xilografie, di linoleumgrafie,che definiva “monolinotipie”, con ritocchi a mano, diventano strumenti di meditazione, veri e propri simboli rituali di elevazione mistica.
La mostra si conclude con due ambienti fortemente evocativi.
Il primo è l’Atelier, ricostruito a partire da una fotografia storica in bianco e nero dello studio dell’artista, in Viale dei Mille.
Tra i dipinti spicca Il cimitero di Portovenere, luogo molto caro all’artista e soggetto ricorrente nella sua produzione.
Infine il Testamento spirituale, una videoinstallazione in cui l’attore Amerigo Fontani interpreta le parole finali dell’artista, offrendo al pubblico un messaggio di rinascita e di luce.
La mostra è promossa dalla Città Metropolitana di Firenze e organizzata da Fondazione MUS.E, con la cura di Anna Mazzanti, e il coordinamento scientifico di Valentina Zucchi, in collaborazione con Casa Museo Schlatter, Scuola del Design delPolitecnico di Milano e Gabinetto scientifico letterario G.P. Vieusseux.
Informazioni per la visita
Tutti i giorni ore 9- 19 (chiuso il mercoledì)
Biglietti: intero € 11.50, ridotto € 8.50
Bambine nell’Archivio degli Innocenti: 1900-1921
📍Museo degli Innocenti, Firenze | Sito
Dal 14 novembre 2025 al 15 marzo 2026

Il Museo degli Innocenti di Firenze
Si conclude con il focus espositivo “Bambine nell’Archivio degli Innocenti: 1900 – 1921” il progetto pilota dedicato alla tutela e valorizzazione dei segnali di riconoscimento appartenuti alle bambine accolte dall’Ospedale nei primi decenni del Novecento, realizzato dall’Istituto degli Innocenti in collaborazione con Calliope Arts Foundation.
L’esposizione presenta una selezione di oltre cento segnali di riconoscimento appartenuti alle bambine accolte nell’Ospedale degli Innocenti tra il 1900 e il 1921, insieme ai documenti che ne raccontano le vicende.
Attraverso un percorso che unisce oggetti, immagini e testimonianze, l’esposizione restituisce visibilità alle storie delle bambine accolte nel primo Novecento, offrendo al pubblico un’occasione di riflessione sulla memoria, sulla fragilità e sulla forza delle loro vite.
L’’Istituto degli Innocenti rinnova così il proprio impegno per la tutela della memoria e la valorizzazione del proprio patrimonio culturale, affermando al contempo la cultura dei diritti dell’infanzia e del sostegno alle madri in difficoltà tramite il Museo, inteso come luogo di ricerca, riflessione e dialogo tra passato e presente.
La mostra, prodotta in lingua italiana e in inglese, è accompagnata da una breve pubblicazione bilingue acquistabile presso il Bookshop del Museo che documenta il percorso di ricerca e di conservazione che è stato svolto, offrendo uno sguardo sulla condizione femminile nelle istituzioni assistenziali del Novecento.
Informazioni per la visita
Biglietto d’ingresso € 9 (non include le altre mostre in corso).
Tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.00
Aperture straordinarie
Sabato 1° novembre 2025: 9.30 – 19.00
Lunedì 8 dicembre 2025: 9.30 – 19.00
Mercoledì 24 dicembre 2025: 9.30 – 15.00
Giovedì 25 dicembre 2025: chiuso
Venerdì 26 dicembre 2025: 9.30 – 19.00
Mercoledì 31 dicembre 2025: 9.30 – 15.00
Giovedì 1° gennaio 2026: 12.30 – 19.00
Martedì 6 gennaio 2026: 9.30 – 19.00
Oceani. David Doubilet
Villa Bardini, Costa San Giorgio 2, Firenze | Sito
Dal 21 ottobre 2025 al 12 aprile 2026

Hook and Hardy Reef. Uno dei tratti più spettacolari della Grande Barriera Corallina australiana.
Tra le mostre a Firenze da non perdere questo autunno c’è quella di Villa Bardini, che dal 21 ottobre propone con ‘Oceani’ gli scatti del fotografo subacqueo di fama mondiale David Doubilet.
Oltre 80 immagini che raccontano il mondo che vive sotto la superficie dell’acqua e ci ispirano a prenderci cura del nostro pianeta.
Si tratta della prima esposizione personale che celebra il lavoro del fotografo David Doubilet in Italia e della prima volta di National Geographic a Firenze.
David Doubilet, newyorkese di nascita, fotografo subacqueo di fama mondiale e ispirato dalla leggendaria figura di Jacques-Yves Cousteau, per oltre mezzo secolo ha percorso i mari di tutto il mondo documentandone la straordinaria bellezza, raggiungendo i luoghi più incontaminati e realizzando scatti che gli hanno permesso di diventare uno dei più apprezzati professionisti della fotografia naturalistica.
Autore di ben 74 servizi per National Geographic, per cui ha cominciato a lavorare nel 1971, e di 12 libri, vincitore di numerosi e prestigiosi premi fotografici, è tra l’altro l’inventore della tecnica dell’over/under, che permette di catturare simultaneamente ciò che accade sott’acqua e sopra la superficie. Oggi ha 79 anni e continua a solcare i mari.
In mostra a Firenze
In mostra sono esposte oltre 80 immagini che raccontano gli ecosistemi marini, oggi sottoposti a forti pressioni per via del cambiamento climatico e delle attività umane.
Insieme alla moglie Jennifer Hayes, biologa marina e a sua volta fotografa subacquea, David Doubilet è diventato un ambasciatore degli oceani e dell’importanza che la loro salute ha per il nostro benessere.
Undici le sale in cui sono esposte immagini iconiche scattate nei mari di tutto il mondo, dai Caraibi alle Filippine, dall’Indonesia all’Australia, fino all’Antartide. Le immagini in mostra insegnano a conoscere e amare il mondo che vive sotto la superficie dell’acqua e ispirano a prenderci cura del pianeta che abitiamo.
Informazioni per la visita
Orari
Da martedì a domenica ore 10-19.30, lunedì chiuso.
Intero 10 euro; Ridotto 5 euro