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Riaprono dopo 5 anni gli scavi archeologici di Palazzo Vecchio a Firenze

Dal 13 dicembre 2025 sono tornati visitabili al pubblico gli scavi archeologici di Palazzo Vecchio a Firenze, chiusi nel 2020.

 

L’area di scavo archeologica custodisce testimonianze preziose della storia urbana dall’età romana a quella moderna.

 

Modalità di visita

 

L’area è visitabile tutti i sabati e tutte le domeniche alle 12 e alle 12.45 con visite guidate (massimo 15 persone, con un biglietto a 4 €).

Percorso con avvio e conclusione dall’area della biglietteria.

Accesso disabili per la seconda parte della visita dal terzo cortile di Palazzo Vecchio.

Prenotazioni all’indirizzo info@musefirenze.it  055-0541450

 

 

Cosa vedremo negli scavi archeologici di Palazzo Vecchio a Firenze

 

L’area al di sotto di Palazzo Vecchio conserva i resti dell’imponente teatro romano, che in epoca adrianea poteva accogliere migliaia di spettatori.

 

Gli spazi presentano una ricca stratigrafia che consente di ripercorrere gli sviluppi architettonici e viari di quest’area della città dai primi secoli dopo Cristo fino al Cinquecento maturo.

 

In questo senso, gli scavi rappresentano una straordinaria testimonianza del continuo reimpiego e rinnovo delle strutture in adeguamento alle sempre rinnovate funzioni.

 

Il Teatro Romano di Florentia

 

Gli scavi archeologici conclusi nel 2010 nei sotterranei di Palazzo Vecchio riportarono alla luce le testimonianze relative al teatro romano di Florentia e alle successive stratificazioni.

 

Il primo impianto del teatro romano potrebbe risalire alla fase coloniale della città; l’intervento di ampliamento si inquadra, verosimilmente, nella grandiosa ristrutturazione della città compiuta in età imperiale (fine I – inizi II sec. d.C.).

Il teatro di Florentia, per quanto consentono di stabilire i resti archeologici, doveva avere all’epoca della sua massima espansione una capienza cospicua, stimata nell’ordine degli 8.000-10.000 spettatori.

Le sue vestigia, infatti, si estendono su una vasta porzione di terreno sotto Palazzo Vecchio e palazzo Gondi, con la cavea rivolta verso piazza della Signoria e la scena lungo via dei Leoni.

La grandezza e la capienza del teatro sono una testimonianza dell’incremento demografico d’età imperiale, epoca in cui la città conosce un significativo sviluppo urbano.

Il teatro restò attivo fino al V secolo d.C .; in seguito, con la crisi dell’Impero Romano e le guerre greco-gotiche, cadde progressivamente in disuso e in stato di degrado.

 

L’area fu sottoposta a ripetuti saccheggi e spoliazioni di materiali costruttivi.

Dall’età longobarda le burelle, ossia i corridoi radiali in muratura sui quali era impostata la cavea a semicerchio, vennero utilizzate con funzioni diverse; alcuni ambienti divennero discariche di materiali, calcinaie, luoghi di sepoltura, stalletti per animali.

L’elevato della cavea fu fortificato e utilizzato come torre di guardia, meglio nota col nome di Guardingo.

Intorno al XII-XIII secolo alcune burelle divennero anche carceri.

Sopra le strutture romane, dall’XI secolo si appoggiarono inoltre gli edifici medievali e nei secoli seguenti quest’area della città conobbe ulteriori interventi, diventando denso tessuto urbano.

Oltre al passaggio di via di Bellanda si sovrapposero le case-torri delle famiglie Foraboschi e Manieri e il palazzo dei Bellialberti, poi dimora dell’Esecutore di Giustizia, nel tempo inglobati dal palazzo civico oggi Palazzo Vecchio, sorto dalla fine del Duecento e ampliatosi gradualmente verso est.

Significativa, in questo senso, è la fase di l’edificazione della sala del maggior consiglio, oggi nota come Salone dei Cinquecento, per le cui fondazioni si utilizzarono le camere radiali come plinti.

 

La riapertura è a cura dei Musei Civici Fiorentini, insieme a Fondazione MUS.E.

 


Informazioni

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